Tag: onde d’urto

Settembre 28, 2017

Le onde d’urto sono onde acustiche che accompagnano la nostra vita quotidiana; il rumore provocato dai tuoni o la deflagrazione causata da un’esplosione, ne sono esempi . Le onde d’urto furono introdotte per la prima volta in medicina agli inizi degli anni novanta per la cura dei calcoli renali (litotripsia), ma negli anni immediatamente successivi il loro ambito di utilizzo si è rapidamente esteso alle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e non solo (onde d’urto extracorporee).

Da un punto di vista fisico sono definite come onde acustiche ad alta energia.

Le onde d’urto utilizzate in terapia sono delle particolari onde acustiche con caratteristiche precisate a livello internazionale (DIGEST). Le onde d’urto sono poco invasive e possono rappresentare una valida strategia terapeutica, cui arrivare dopo un’attenta valutazione diagnostica.

Attualmente il principale campo di applicazione delle onde d’urto extracorporee è rappresentato proprio dalle patologie dei tendini (specie se in fase cronica e refrattarie ad altre terapie), così come dai disturbi della rigenerazione ossea (pseudoartrosi e ritardi di consolidazione).

L’obiettivo della terapia (ed in ultima analisi l’effetto terapeutico legato all’azione delle onde d’urto), non è di tipo traumatizzante diretto, ovvero non provoca lesioni ai tessuti, né tantomeno la frantumazione delle calcificazioni per rottura diretta. Si applica un’azione meccanica molto delicata (una sorta di micro-massaggio su cellule e tessuti), in grado di stimolare alcune reazioni biologiche, fra cui effetto l’anti-infiammatorio, antiedemigeno ed antidolorifico, oltre a migliorare localmente la microcircolazione. È possibile che in alcuni casi si riassorba la calcificazione, ma ciò avviene per via secondaria, attraverso un meccanismo di tipo biochimico.

Il trattamento con le onde d’urto non interferisce con altri tipi di terapia eventualmente fisica che fosse opportuno associare, anche di tipo riabilitativo; anzi, la combinazione con l’esercizio riabilitativo terapeutico ed eventuali nutraceutici (i cosiddetti “integratori” alimentari), può rappresentare una strategia vincente per curare le tendinopatie. Inoltre, il trattamento con onde d’urto può essere indicato anche in caso di dolore, edema persistente e rigidità articolare dopo intervento chirurgico, consentendo una più rapida ripresa funzionale.

La scoperta che le onde d’urto possono esercitare uno stimolo verso la rigenerazione e la riparazione dei tessuti ha ampliato l’ambito delle loro applicazioni terapeutiche anche alla Medicina Rigenerativa. Possono essere trattate con successo ferite e piaghe di difficile risoluzione, perdite di sostanza di origine post-traumatica (anche nei giorni immediatamente successivi al trauma), così come cicatrici dolorose di diversa origine. L’azione terapeutica delle onde d’urto è legata ad una serie di reazioni biologiche complesse, che necessitano di tempo per manifestarsi, per cui è necessario attendere anche diverse settimane per apprezzarne l’effetto benefico.

In caso di beneficio parziale, il trattamento può essere ripetuto, in quanto prive di effetti collaterali di rilievo; la ripetizione del trattamento, laddove indicata, può generare nel tempo ulteriori benefici. Una riacutizzazione del dolore già presente tra un ciclo di terapia e l’altro è possibile e non rappresenta un campanello d’allarme: può infatti trattarsi di una semplice reazione temporanea alla stimolazione, che attiva i processi di guarigione.

Il trattamento viene effettuato ambulatorialmente. Al termine del trattamento la persona può tornare a casa e riprendere le normali attività . Risulta utile la radiologia tradizionale e/o l’ecografia “assistita “ eseguita prima della terapia , per meglio identificare la natura della zona patologica.

Esistono fondamentalmente due tipi di “onde”: le onde d’urto focali extracorporee e le onde radiali (o balistiche).

Onde d’urto focalizzate e radiali

Nei sistemi ad onde d’urto balistiche  l’onda d’urto viene generata mediante uno speciale manipolo a forma di pistola la cui canna è chiusa all’estremità da un tappo metallico contro il quale viene lanciato, mediante aria compressa a 4-5 bar di pressione (pneumatico), un proiettile d’acciaio. Dalla collisione si genera un’onda d’urto che, attraverso il tappo metallico, si diffonde espandendosi radialmente nella cute e nel primo strato sottostante di tessuto. Rispetto ai principi fisici “classici” utilizzati per la generazione delle onde d’urto (elettroidraulico, elettromagnetico e piezoelettrico), quello balistico non genera onde d’urto focalizzate e pertanto l’energia, non può essere concentrata alla profondità desiderata durante il trattamento, e si disperde radialmente attraverso la cute.

Con le onde d’urto focalizzate è possibile quindi regolare esattamente la profondità di penetrazione e focalizzare l’energia direttamente sull’area patologica da trattare. Questo è impossibile con le onde d’urto radiali che vengono utilizzate in genere per patologie molto superficiali. Le apparecchiature radiali richiedono inoltre un numero maggiore di onde d’urto e di ritrattamenti per la risoluzione di una patologia.

INDICAZIONI  STANDARD

Pseudoartrosi / mancato consolidamento delle fratture

Fratture da stress

Tendinopatia o borsite calcifica della spalla

Tendinopatie inserzionali croniche

Fascite plantare (con e senza spina calcaneare)

Osteonecrosi in stadi precoci

Osteocondrite dissecante in stadi precoci dopo la maturità scheletrica

Distrofie ossee simpaticoriflesse

INDICAZIONI  RELATIVE

Sindrome miofasciale

Lesioni muscolari senza discontinuità

Ulcere cutanee

Spasticità

CONTROINDICAZIONI 

La terapia ad onde d’urto ha delle nette controindicazioni nel caso di infezioni ossee, sulle cartilagini di accrescimento e nei disordini della coagulazione. Tumori maligni nell’area di trattamento. Direttamente sul feto.

Inoltre vi sono delle controindicazioni relative come nel caso di tumori ossei, in caso di gravidanza e nei portatori di pace-maker. La terapia ad onde d’urto non deve essere quindi utilizzata a livello della colonna vertebrale, del cranio e del torace.

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