Categoria: Trattamenti

Novembre 6, 2017

SERVIZIO DI RIEDUCAZIONE E RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERCORSO RIABILITATIVO

 

  • Valutazione funzionale del pavimento pelvico di primo livello (secondo le linee guida ICS)
  • Fisiochinesiterapia urologica, ginecologica, colonproctologica
  • Ginnastica perineale
  • Elettrostimolazione funzionale

 

OBIETTIVO

Il servizio di riabilitazione del pavimento pelvico si avvale di un terapeuta esperto, il quale si occupa di correggere le disfunzione del pavimento pelvico legate al comparto urinario, ginecologico e ano-rettale con un approccio olistico e con particolare attenzione all’aspetto umano.

L’insieme delle tecniche utilizzate sono di tipo conservativo (non si parla di metodiche chirurgiche e/o farmacologiche) e sono prive di effetti collaterali.

In base agli organi interessati, i principali sintomi legati alle problematiche del pavimento pelvico si possono riassumere in:

 

SINTOMI URINARI

Perdita involontaria di urina con uno sforzo e/o con urgenza di correre al bagno

Urgenza ad urinare

Necessità di urinare spesso (più di 8 volte nelle 24 ore) in assenza di infezioni

Difficoltà a svuotare la vescica completamente con o senza dolore

Difficoltà ad avviare la minzione

Senso di peso vescicale

 

SINTOMI VAGINALI

Senso di peso dovuto alla presenza di prolassi

Senso di rilassamneto vaginale o perineale

Diminuzione della percezione sessuale

Dolore post-partum causato da lacerazioni o episiotomie

Dolore nei rapporti sessuali

Rigidità e/o bruciore all’ingresso vaginale

 

SINTOMI ANALI

Perdita involontaria di gas e/o feci

Urgenza alla defecazione (correre al bagno quando si avverte lo stimolo)

Mancata percezione dello stimolo evacuativo

Difficoltà alla defecazione

Senso di peso anale

Dolore post-chirurgia/ dolore anale e/o perineale

 

Il percorso rieducativo-riabilitativo si traduce in una prima valutazione funzionale del pavimento pelvico che permette di stabilire il tipo di percorso a cui segue un ciclo di 10 sedute personalizzate e ripetibili con cadenza settimanale associato ad un programma di recupero funzionale domiciliare.

Terminato il ciclo di trattamenti viene consigliato il programma di mantenimento e stabilito il follow-up.

Ottobre 16, 2017

L’ECOGRAFIA MUSCOLO – SCHELETRICA

Presso il centro è possibile effettuare con il Dott. Federici esami ecografici dei muscoli, dei tendini e delle articolazioni.

L’ecografia è una metodica di indagine diagnostica che si basa sull’uso degli ultrasuoni.

E’ assolutamente innocua e indolore.

L’ecografia muscolo-scheletrica indaga principalmente le strutture molli dell’apparato locomotore: muscoli, tendini, legamenti, borse sinoviali, etc…

I distretti e le patologie più frequenti esaminate sono:

  • Ecografia muscolare(lesioni muscolari e tendinee traumatiche e non)

  • Ecografia della spalla (peritendinite calcifica)

  • Ecografia del gomito (epicondiliti, epitrocleiti)

  • Ecografia del polso e della mano( artriti, artrosi, lesioni cistiche e tendinee)

  • Ecografia dell’anca (tendiniti trocanteriche)

  • Ecografia del ginocchio (lesioni tendinee rotulee e quadricipitali, lesioni dei legamenti)

  • Ecografia della caviglia e del piede ( lesione legamentose e tendinee)

  • Ecografia dei tessuti molli ( lipomi, cisti)

  • Ecografia del sistema nervoso(neuroma di Morton, neurinomi)

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Settembre 30, 2017

 

 

1) TEST DI VALUTAZIONE FUNZIONALE:

 

  • FMS TEST

L’FMS TEST  si basa sull’esecuzione di sette test che ricalcano alcuni pattern motori che caratterizzano i programmi motori acquisiti durante l’età neonatale.l’ utilizzo dell’FMS TEST consente di evidenziare deficit di mobilità, equilibrio,asimmetria durante l’esecuzione dei gesti dinamici che se non risolti possono causare un calo di prestazione o un elevato rischio di infortunio. Le indicazioni derivanti dall’FMS sn utili a coaches e ad allenatori per sviluppare un programma di prevenzione mirato e per incrementare il controllo e la stabilità del movimento.

 

 

  • Y BALANCE TEST

L’Y Balance test viene effettuato con l’ausilio di un semplice strumento costituito da tre segmenti (si tratta di tre aste che fungono da rotaie) disposti appunto a Y. e

–   si tratta di un test monopodalico (azione di una sola gamba per volta) che consente di mettere a confronto i comportamenti dei due arti inferiori e di evidenziare eventuali differenze in termini di forza, mobilità, equilibrio, tenuta ecc.

–  è costituito da movimenti multidirezionali come avviene nella maggior parte dei gesti tecnici specifici di diverse discipline sportive

– la valutazione soggettiva basata sulla semplice osservazione del comportamento degli atleti durante il test viene ad essere confortata dai dati oggettivi delle misurazioni

 

 

 

2) TEST ANTROPOMETRICI

 

  • PLICOMETRIA

Valutazione della percentuale di massa grassa attraverso l’utilizzo di un plicometro.

 

  • MISURA R.O.M. ARTICOLARE

 

  • MISURA CIRCONFERENZE MUSCOLARI

 

 

 

3) TEST DI FORZA MUSCOLARE

 

A CATENA  APERTA:

 

  • TEST ISOCINETICO

Valutazione della forza dei muscoli agonisti e antagonisti del ginocchio o di altre articolazioni, attraverso l’utilizzo di una macchina isocinetica a diverse velocità angolari. Il test e’ utile per indagare su eventuali differenze di forza e resistenza alla forza, fra arto dx e sx o per individuare scompesni nel rapporto di forza fra muscoli agonisti e antagonisti dello stesso arto.

 

  • TEST ISOMETRICO

Valutazione della forza dei muscoli agonisti e antagonisti del ginocchio o di altre articolazioni, attraverso l’utilizzo di un dinamometro contro una resistenza fissa a svariati R.o.m. Articolari. Il test e’ utile per indagare su eventuali differenze di forza fra arto dx e sx o per individuare scompesni nel rapporto di forza fra muscoli agonisti e antagonisti dello stesso arto.Questa valutazione puo essere effettuata anche nelle prime fasi di una riabilitazione post intervento , perche meno invasiva rispetto a un test isocinetico.

 

A CATENA CHIUSA:

 

  • TEST DI FORZA CON PEDANE DINAMOMETRICHE (STEP-UP , 1|2 SQUAT) Valutazione utile ad indagare su eventuali scompensi nell’ appoggio del carico degli arti inferiori. E’ un test che può essere effettuato anche da atleti o pazienti post operati fin dalle prime fasi della riabilitazione.

 

  • TEST DI FORZA ESPLOSIVA CON PEDANE DINAMOMETRICHE (SQUAT-JUMP , CONTRMOVMENT -JUMP) Valutazione della forza esplosiva degli arti inferiori. E’ una tipologia di test che viene proposto ad atleti sani o ad atleti operati nelle ultime fasi della rieducazione.

 

 

 

4) VALUTAZIONE POSTURALE

 

  • VALUTAZIONE OSTEOPATICA

 

  • VALUTAZIONE POSTURALE

valutazione dei compensi posturali sui tre piani dello spazio (frontale anteriore e posteriore, sagittale, orizzontale) in ortostatismo, decuto assiso e decbito supino.
La valutazione permetterà di evidenziare i vettori di forza  predominanti nelle diverse catene muscolari e se la problematica è da attribuirsi ad un disordine mio-fasciale primario o secondario all’interessamento di squilibri provenienti da altre strutture.
Valutazione fondamentale per evitare la degenerazione patologica degli squilibri posturali asintomatici che nell’ambito sportivo  possono essere causa di peggioramento del gesto e rendere difficile la corretta preparazione atletica.

 

  • VALUTAZIONE PODOSCOPICA

L’esame posdoscopico permette di valutare l’impronta plantare grazie alla distribuzione dei carichi sui due piedi, fornendo anche informazioni sull’assetto del retropiede e sull’atteggiamento delle dita.

 

 

5) TEST AEROBICI SU TAPIS ROULANT

Settembre 29, 2017

 

L’osteopatia pediatrica si occupa di quei processi che favoriscono profondi cambiamenti all’interno del corpo del bambino, per ripristinare l’equilibrio del sistema nervoso, immunitario, muscolare e circolatorio.

L’osteopatia craniale pediatrica può trattare:

  •  Pianto prolungato e inconsolabile
  •  Problemi posturali
  •  Coliche, disturbi digestivi
  •  Disturbi dell’apparato respiratorio
  •  Problematiche psicosomatiche e iperattività
  •  Disturbi infettivi (otiti, riniti, faringiti ricorrenti)
  •  Problemi causati dalla dentizione
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Settembre 28, 2017

L’Idrokinesiterapia, conosciuta anche come fisioterapia in acqua, è una disciplina basata sul movimento in acqua, in particolare sfruttando l’effetto antidolorifico e decontratturante dell’acqua calda. A tutto questo, va unita la semplicità del movimento, dovuto, quando si è immersi, alla diminuzione del 90 per cento del peso corporeo sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale.
La temperatura dell’acqua e l’azione combinata del calore favoriscono il rilassamento muscolare innalzando la soglia del dolore e migliorando l’irrorazione sanguinea con benefici per il sistema vascolare.

L’Idrokinesiterapia è il trattamento ideale per la cura di diverse patologie: deficit muscolari; per riacquistare il movimento articolare post-intervento; per la cura di artrosi; per gli anziani; per pazienti con patologie neurologiche, che possono trovare difficile e doloroso muoversi a terra. Gli obiettivi della Idrokinesiterapia sono: rilassamento muscolare; sollievo dal dolore; mantenimento o miglioramento della mobilità articolare; recupero della deambulazione; miglioramento della circolazione arteriosa e linfatica.

Fondamentale, anche in questo campo, il lavoro da parte di un istruttore qualificato.

L’Idrokinesiterapia, in particolare, è raccomandata per le prime fasi di tutti i programmi riabilitativi dopo interventi chirurgici e per la ripresa corretta dei movimenti spontanei. Può essere associata al trattamento riabilitativo a secco o utilizzata come trattamento unico.

Nell’ambito ortopedico il trattamento in acqua può essere iniziato in una fase precoce dopo interventi chirurgici per evitare l’instaurarsi di complicanze date dall’immobilità prolungata e per la ripresa corretta dei movimenti e della funzione motoria normale. Perfetto, quando l’obiettivo riabilitativo sia quello di svolgere esercizi in scarico parziale o totale al fine di eseguire movimenti che fuori dall’acqua risulterebbero difficili o dolorosi da effettuare.
Nel caso di patologie neurologiche il trattamento viene adattato in relazione al paziente e il lavoro è mirato al miglioramento dell’equilibrio, della coordinazione ed alla riduzione della spasticità. Anche sul piano psicologico il trattamento in piscina ha la sua importanza: il movimento in acqua contribuisce a creare un rapporto positivo con la realtà circostante, a stimolare ulteriormente i propositi di miglioramento del movimento. Il movimento in acqua, inoltre, è indicato per il mantenimento di una buona forma fisica e come prevenzione dei danni da sedentarietà e invecchiamento.

L’uso della piscina riabilitativa è particolarmente raccomandato nei progetti riabilitativi più moderni e viene eseguito sotto il costante controllo di terapisti qualificati. Inoltre, l’Idrokinesiterapia è tra le più consigliate per i trattamenti di mantenimento della normale articolarità, nei trattamenti pre-operatori e post operatori, nelle lombalgie e nelle lombosciatalgie croniche e acute, come pure nelle malattie reumatiche e neurologiche stabilizzate.

Settembre 28, 2017

Il Pilates nasce come ginnastica posturale dinamica e come ginnastica di educazione al movimento; attraverso una vasta gamma di movimenti armonici globali, consente il raggiungimento di un benessere psicofisico ottimale e di un riequilibrio del sistema muscolare. Per raggiungere risultati ottimali, è fondamentale la presenza e il lavoro da parte dell’istruttore di Pilates, un fisioterapista o un laureato in Scienze Motorie specializzato in questa disciplina.

Il lavoro prevede una serie di esercizi al tappetino (Matwork) basati sulla ricerca della consapevolezza dell’allineamento in neutro della colonna vertebrale, sulla ricerca e correzione dei propri disequilibri posturali, sulla presa coscienza del proprio baricentro corporeo sensibilizzando il rinforzo e la stabilizzazione del “centro”.

Gli esercizi a corpo libero vengono poi integrati con l’ausilio di piccoli attrezzi quali il roller, la palla, il magic circle, atti a migliorare l’efficienza del movimento e della forza stabilizzatrice dei muscoli del rachide.

Il metodo del Pilates, infatti, integrando il meglio delle discipline posturali occidentali con gli aspetti olistici di quelle orientali, fonde la sfera mentale e quella fisica.

In altre parole, durante l’esecuzione di una serie di esercizi vi è una costante attenzione a cosa si sta facendo, nell’intento di “sentire” il movimento e di “ascoltare” il corpo.

Concentrare la propria attenzione su ciò che si sta eseguendo permette di sviluppare una sensibilità e una rinnovata percezione del proprio corpo. Le sequenze degli esercizi aiutano a sviluppare controllo, precisione e fluidità dei movimenti.

Ci si concentra soprattutto sulla muscolatura profonda dell’addome e della colonna vertebrale e ricercando la stabilità del bacino si aiuta a distribuire correttamente i carichi di lavoro sulle articolazioni.

Questa disciplina non ha età, tutti possono praticarla e da essa trarne beneficio. Naturalmente bisogna affidarsi a istruttori qualificati e preferire piccoli gruppi di persone, in modo da poter essere seguiti con maggiore attenzione e costanza.

Il Pilates è indicato come trattamento riabilitativo in queste situazioni: alterazioni posturali e scoliosi, sciatalgia, lombalgia, ernia del disco e altre patologie della colonna vertebrale; rieducazione funzionale di anca, ginocchio, spalla, e anche dopo intervento chirurgico di ricostruzione legamenti, protesi; per migliorare il controllo e la continenza del pavimento pelvico sia in uomini che donne; durante e dopo la gravidanza per ritornare in forma; in geriatria per compensare la mancanza di movimento e migliorare l’autonomia; negli atleti (golf, tennis, surf, equitazione, ciclismo, calcio) per migliorare il gesto atletico, la performance sportiva e ridurre il rischio di infortuni.

Il Pilates corregge le posizioni errate, ristabilisce la vitalità fisica, corrobora la mente ed eleva lo spirito. Seguendo i suoi principi fondamentali ed utilizzando le attrezzature e gli esercizi a corpo libero, si lavora su corpo e mente coordinando la muscolatura superficiale e profonda col centro del corpo.

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Settembre 28, 2017

Nata negli Stati Uniti intorno al 1870, l’osteopatia si avvale di una serie di tecniche di manipolazione molto precise, allo scopo di ristabilire l’equilibrio e, quindi, la funzionlità del nostro intero organismo agendo su aree di debolezza, squilibri o eccessive tensioni.

L’Osteopata considera il corpo umano come un’unità le cui diverse parti, collegate tra loro da tessuto connettivo, lavorano in sinergia per dare beneficio a tutto l’organismo. Le manipolazioni da lui applicate mirano proprio a riattivarne le capacità di autoguarigione. Si tratta di un sistema di tecniche esclusivamente manuali (manipolazioni di articolazioni, organi, tessuti) basato sulle conoscenze mediche tradizionali, come anatomia, fisiologia e neuro-fisiologia ma che non prevede l’uso di farmaci né il ricorso alla chirurgia.

La consultazione con l’Osteopata si apre con un’anamnesi che parte dal disturbo principale del paziente, per poi risalire fino alla o alle lesioni osteopatiche implicate nel problema (integrate nella sua globalità).

Il suo obiettivo è diagnosticare, con l’aiuto di test clinici ed osteopatici, le barriere a mobilità ed elasticità/deformabilità delle strutture anatomiche che possono limitare l’organismo nelle sue funzioni fisiologiche. Questo procedimento gli permetterà di elaborare un trattamento adeguato. A tal fine, utilizzerà delle tecniche manuali strutturali o funzionali su tutte le strutture del sistema locomotore (legamenti, muscoli, fasce, ossa ecc…), viscerale e craniosacrale.

I trattamenti vengono utilizzati, in particolare, per la cura delle patologie dolorose dell’apparato muscoloscheletrico, come mal di schiena, lesioni da sforzo e problemi articolari. Ma anche per altri disturbi di carattere posturale, viscerale e psicosomatico, quali emicranie, cefalee, disturbi digestivi, ansia, disturbi del sonno, spesso in collaborazione con altre figure professionali.

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Settembre 28, 2017

Le onde d’urto sono onde acustiche che accompagnano la nostra vita quotidiana; il rumore provocato dai tuoni o la deflagrazione causata da un’esplosione, ne sono esempi . Le onde d’urto furono introdotte per la prima volta in medicina agli inizi degli anni novanta per la cura dei calcoli renali (litotripsia), ma negli anni immediatamente successivi il loro ambito di utilizzo si è rapidamente esteso alle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e non solo (onde d’urto extracorporee).

Da un punto di vista fisico sono definite come onde acustiche ad alta energia.

Le onde d’urto utilizzate in terapia sono delle particolari onde acustiche con caratteristiche precisate a livello internazionale (DIGEST). Le onde d’urto sono poco invasive e possono rappresentare una valida strategia terapeutica, cui arrivare dopo un’attenta valutazione diagnostica.

Attualmente il principale campo di applicazione delle onde d’urto extracorporee è rappresentato proprio dalle patologie dei tendini (specie se in fase cronica e refrattarie ad altre terapie), così come dai disturbi della rigenerazione ossea (pseudoartrosi e ritardi di consolidazione).

L’obiettivo della terapia (ed in ultima analisi l’effetto terapeutico legato all’azione delle onde d’urto), non è di tipo traumatizzante diretto, ovvero non provoca lesioni ai tessuti, né tantomeno la frantumazione delle calcificazioni per rottura diretta. Si applica un’azione meccanica molto delicata (una sorta di micro-massaggio su cellule e tessuti), in grado di stimolare alcune reazioni biologiche, fra cui effetto l’anti-infiammatorio, antiedemigeno ed antidolorifico, oltre a migliorare localmente la microcircolazione. È possibile che in alcuni casi si riassorba la calcificazione, ma ciò avviene per via secondaria, attraverso un meccanismo di tipo biochimico.

Il trattamento con le onde d’urto non interferisce con altri tipi di terapia eventualmente fisica che fosse opportuno associare, anche di tipo riabilitativo; anzi, la combinazione con l’esercizio riabilitativo terapeutico ed eventuali nutraceutici (i cosiddetti “integratori” alimentari), può rappresentare una strategia vincente per curare le tendinopatie. Inoltre, il trattamento con onde d’urto può essere indicato anche in caso di dolore, edema persistente e rigidità articolare dopo intervento chirurgico, consentendo una più rapida ripresa funzionale.

La scoperta che le onde d’urto possono esercitare uno stimolo verso la rigenerazione e la riparazione dei tessuti ha ampliato l’ambito delle loro applicazioni terapeutiche anche alla Medicina Rigenerativa. Possono essere trattate con successo ferite e piaghe di difficile risoluzione, perdite di sostanza di origine post-traumatica (anche nei giorni immediatamente successivi al trauma), così come cicatrici dolorose di diversa origine. L’azione terapeutica delle onde d’urto è legata ad una serie di reazioni biologiche complesse, che necessitano di tempo per manifestarsi, per cui è necessario attendere anche diverse settimane per apprezzarne l’effetto benefico.

In caso di beneficio parziale, il trattamento può essere ripetuto, in quanto prive di effetti collaterali di rilievo; la ripetizione del trattamento, laddove indicata, può generare nel tempo ulteriori benefici. Una riacutizzazione del dolore già presente tra un ciclo di terapia e l’altro è possibile e non rappresenta un campanello d’allarme: può infatti trattarsi di una semplice reazione temporanea alla stimolazione, che attiva i processi di guarigione.

Il trattamento viene effettuato ambulatorialmente. Al termine del trattamento la persona può tornare a casa e riprendere le normali attività . Risulta utile la radiologia tradizionale e/o l’ecografia “assistita “ eseguita prima della terapia , per meglio identificare la natura della zona patologica.

Esistono fondamentalmente due tipi di “onde”: le onde d’urto focali extracorporee e le onde radiali (o balistiche).

Onde d’urto focalizzate e radiali

Nei sistemi ad onde d’urto balistiche  l’onda d’urto viene generata mediante uno speciale manipolo a forma di pistola la cui canna è chiusa all’estremità da un tappo metallico contro il quale viene lanciato, mediante aria compressa a 4-5 bar di pressione (pneumatico), un proiettile d’acciaio. Dalla collisione si genera un’onda d’urto che, attraverso il tappo metallico, si diffonde espandendosi radialmente nella cute e nel primo strato sottostante di tessuto. Rispetto ai principi fisici “classici” utilizzati per la generazione delle onde d’urto (elettroidraulico, elettromagnetico e piezoelettrico), quello balistico non genera onde d’urto focalizzate e pertanto l’energia, non può essere concentrata alla profondità desiderata durante il trattamento, e si disperde radialmente attraverso la cute.

Con le onde d’urto focalizzate è possibile quindi regolare esattamente la profondità di penetrazione e focalizzare l’energia direttamente sull’area patologica da trattare. Questo è impossibile con le onde d’urto radiali che vengono utilizzate in genere per patologie molto superficiali. Le apparecchiature radiali richiedono inoltre un numero maggiore di onde d’urto e di ritrattamenti per la risoluzione di una patologia.

INDICAZIONI  STANDARD

Pseudoartrosi / mancato consolidamento delle fratture

Fratture da stress

Tendinopatia o borsite calcifica della spalla

Tendinopatie inserzionali croniche

Fascite plantare (con e senza spina calcaneare)

Osteonecrosi in stadi precoci

Osteocondrite dissecante in stadi precoci dopo la maturità scheletrica

Distrofie ossee simpaticoriflesse

INDICAZIONI  RELATIVE

Sindrome miofasciale

Lesioni muscolari senza discontinuità

Ulcere cutanee

Spasticità

CONTROINDICAZIONI 

La terapia ad onde d’urto ha delle nette controindicazioni nel caso di infezioni ossee, sulle cartilagini di accrescimento e nei disordini della coagulazione. Tumori maligni nell’area di trattamento. Direttamente sul feto.

Inoltre vi sono delle controindicazioni relative come nel caso di tumori ossei, in caso di gravidanza e nei portatori di pace-maker. La terapia ad onde d’urto non deve essere quindi utilizzata a livello della colonna vertebrale, del cranio e del torace.

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Settembre 28, 2017

La Tecarterapia, nota anche come Tecar, è un trattamento elettromedicale, che permette un più veloce recupero da traumi e patologie infiammatorie dell’apparato muscolo-scheletrico. Diffusa soprattutto in ambito fisioterapico, la Tecar prevede l’utilizzo di un dispositivo molto particolare, basato sul principio fisico del condensatore e capace di generare calore all’interno dell’area anatomica bisognosa di cure.

La Tecarterapia può lavorare in due modalità: la modalità capacità, adatta alla cura dei problemi ai tessuti molli, e la modalità resistiva, indicata per il trattamento dei disturbi ossei, articolari, cartilaginei.

Gli effetti biologici della Tecar sono, principalmente, tre: aumento del microcircolovasodilatazione e incremento della temperatura interna. Il tutto si traduce in un accorciamento tangibile dei tempi di guarigione.

Le indicazioni alla Tecarterapia sono numerose; fra le patologie o le condizioni nelle quali si sono ottenuti buoni risultati, ricordiamo le seguenti: arto fantasma doloroso; artropatie da patologie autoimmuni; capsulite adesiva (la cosiddetta spalla congelata); cervicalgia e cervicobrachialgia; cisti di Baker; condropatia rotulea; coxartrosi e coxalgie; deficit articolari; epicondilite; fascite plantare; gonartrosi; lesioni traumatiche di tipo acuto; lombo sciatalgia; meta tarsalgia; postumi di fratture; pubalgia; rizoartrosi; sindrome del tunnel carpale; sindrome della cuffia dei rotatori; sperone calcaneare; tendinite dell’achilleo; tendinite rotulea.

Gli effetti della Tecarterapia sono un aumento dell’attività metabolica con aumento della produzione di ATP (e quindi una velocizzazione della riparazione), un aumento della circolazione ematica e del drenaggio linfatico a causa della vasodilatazione da calore (e quindi una migliore ossigenazione dei tessuti e il riassorbimento degli edemi).

La Tecarterapia non ha particolari controindicazioni (fatte salve quelle relative a tutte le apparecchiature elettromedicali come per esempio la presenza di pacemaker o in gravidanza nonché le arteriopatie scompensate e parestesia nella zona da sottoporre a trattamento) né effetti collaterali e ciò consente di applicarla in tempi molto ravvicinati al trauma, ripetendola eventualmente più volte al giorno, inoltre può essere associata senza problemi ad altre terapie, come la terapia manuale.

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Settembre 7, 2017
CORSO DI  ACQUAMOTRICITA’ NEONATALE ( DAL 3° MESE)
Durante il corso il neonato sperimenta un ritorno in quell’ambiente acquatico che lo ha coccolato per nove mesi.
L’acqua calda, rilasciando endorfine, lo calma e lo rilassa ed esercita su di lui un micro-massaggio benefico per la pelle e rilassante per la muscolatura. Il suo appetito migliora e anche il sonno diventa più profondo e tranquillo. Il neonato impara inoltre ad eliminare il catarro dal naso e dalla gola.
EFFETTI BENEFICI DELL’IDROTERAPIA
▪Accelera lo sviluppo neuropsicomotorio del neonato  migliorando la capacità di coordinazione motoria, di apprendimento, di comprensione del linguaggio e di coordinazione
▪Migliora anche le condizioni fisiche generali del bambino rafforzando il sistema circolatorio, respiratorio e l’apparato locomotore
▪Rafforza il legame madre-figlio e/o padre-figlio migliorando il controllo emotivo
▪Aumenta la capacità di interazione con l’ambiente diffondendo sicurezza, coraggio, autostima
▪Contribuisce a migliorare il processo di socializzazione
▪Trasmette gioia, divertimento e amore per l’ambiente acquatico
▪L’esperienza ludica in acqua ha un importante ruolo per lo sviluppo intellettivo del neonato
Esercizi di rilassamento – Giochi ed attività in acqua – Immersioni- Durata 30 minuti
Ambiente accogliente e contenitivo
Temperatura dell’acqua di 34°C
Possibilità di allattare al seno il tuo bambino
Doccia e fasciatoio sul piano vasca dedicati al cambio dei più piccoli