Categoria: Patologie

Settembre 12, 2017

Quando si parla di cervicalgia, s’intende un dolore al livello del collo. Il dolore parte dal collo e da lì si irradia alle spalle (trapezi) e, nei casi più gravi, alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti.

Un gran numero di persone lamenta dolori al collo. Gran parte di queste sofferenze sono causate da posizioni scorrette durante il lavoro, nel sonno, alla guida, o sono conseguenza di incidenti che hanno alterato la delicata struttura della colonna vertebrale.

La cervicalgia non dev’essere sottovalutata e, quando se ne è afflitti, è opportuno rivolgersi al medico per escludere la presenza di patologie di maggiore gravità.  Spesso conseguenza di un trama non trattato CDF( colpo di frusta), disturbi viscerali – stomaco, vie biliari, colon.

Nella maggior parte dei casi (80-85%), all’origine del dolore c’è un’alterazione non grave, che interessa le strutture meccaniche situate nella regione delle prime vertebre della colonna: si tratta dei muscoli, dei legamenti, dei dischi intervertebrali e delle articolazioni posteriori che garantiscono sia il movimento (il collo ha un’estrema mobilità per consentire allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni) sia il sostegno (il collo, struttura esile, sostiene la testa che è molto pesante).
Basta, infatti, uno sforzo non adeguato, che può essere istantaneo e brusco o prolungato, a livello del collo, o una postura non corretta a creare una lesione di queste strutture.

Oppure ci può essere il caso di situazioni sbagliate che determinano delle lesioni sia al disco intervertebrale sia alle articolazioni (dipende da qual è l’anello debole).
Con l’andare del tempo, infatti, queste microlesioni possono portare a una patologia molto comune: l’artrosi. Tale disturbo, che è legato al logoramento della cartilagine delle articolazioni e dei dischi intervertebrali, dovuto solitamente all’età, viene accelerato quando si effettuano movimenti non corretti e prolungati nel tempo.

La diagnosi è sempre clinica e richiede un medico esperto: questo parte dalla storia del paziente, al fine di conoscere il suo stile di vita, e dall’esame obiettivo (movimento del collo, valutazione neurologica), che consente di escludere o di ricavare elementi di sospetto, per cui sarà necessario effettuare indagini diagnostiche come la TAC, la R.M., l’elettromiografia (muscoli) e i potenziali evocati (midollo).

Per eliminare il dolore sono consigliati i farmaci antidolorifici, e più precisamente il paracetamolo, che è quello con meno effetti collaterali. La terapia farmacologica elimina il dolore, ma se si vuol stare meglio nel tempo bisogna cambiare il proprio stile di vita: fare attenzione alle posture quotidiane e svolgere un’attività fisica regolare che coinvolga tutta la parte superiore del tronco. Se i dolori persistono nel tempo, l’intervento dello specialista è indispensabile per recuperare un movimento nella maniera migliore e più corretta.
Si possono utilizzare terapie manuali (manipolazioni) o insegnare degli esercizi specifici, controllando che vengano eseguiti correttamente.

Percorso Terapeutico :

  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Tecarterapia , Posturale
Agosto 16, 2017

La Spalla non è un’unica articolazione, ma il suo movimento è legato a una sincronia perfetta di diverse articolazioni stabilizzate da complessi capsulo legamentosi, e attivate da gruppi muscolari differenti. La stabilità e la mobilità in questa articolazione devono necessariamente trovare un compromesso. Molte delle patologie della spalla sono in effetti localizzate nelle strutture deputate alla stabilità (capsula – complesso capsulo-labrale) e alla motilità (tendini della cuffia dei rotatori), nonché da processi degenerativi (artrosi) e traumatici (fratture, ad esempio frattura di omero).

Le principali patologie che interessano la spalla sono: capsulite adesiva; lesione della cuffia dei rotatori; instabilità; artrosi; fratture.

L’esecuzione di alcuni particolari movimenti della spalla, protratti per lunghi periodi di tempo e l’avanzare dell’età, sono la causa dei problemi più comuni che colpiscono questa articolazione. Ogni qualvolta il braccio è tenuto in tensione, in una qualsiasi direzione, la cuffia dei rotatori e la borsa nell’articolazione della spalla subiscono una compressione. Con il passare degli anni la troppa frizione esercitata può portare al logoramento del tendine e della borsa.
Lo stress muscolare eccessivo, il condizionamento dell’aria, il non aver eseguito esercizi di riscaldamento prima della ginnastica, possono portare all’infiammazione di queste strutture. L’infiammazione della borsa è chiamata borsite, quella della cuffia dei rotatori o del tendine del bicipite è chiamata tendinite.
La degenerazione dei tendini rotatori può indurre un’ulcerazione ed alla fine una lesione. In quest’ultimo caso, talvolta, si può avvertire o udire un crepitio nella spalla. Esiste comunque una predisposizione costituzionale e genetica di ogni soggetto verso i processi degenerativi dei tendini.

In sede di visita, lo specialista ortopedico chiederà anzitutto informazioni dettagliate sulle caratteristiche del dolore, quando e come è insorto. Se è sopraggiunto gradualmente o in modo improvviso. Quindi, il medico verificherà l’intensità e l’irradiazione del dolore, l’articolarità e compirà alcuni test mirati a constatare la validità dei singoli muscoli. Eventuali depositi di calcio vengono evidenziati con gli esami radiografici che nella spalla richiedono proiezioni particolari. Ai fini diagnostici, molto utili sono l’esame ecografico e la Risonanza Magnetica Nucleare.

Nei casi più complessi, l’artroscopia è utile in quanto ha un significato sia diagnostico che terapeutico, e permette di guarire in tempi rapidi e con un danno estetico insignificante.

Una volta diagnosticato il problema e prescritta una terapia opportuna, il paziente dovrà affidarsi a un riabilitatore esperto ed eseguire con continuità il programma riabilitativo. In particolare, il recupero post-operatorio è fondamentale per una completa guarigione, ricordate infatti che per ripristinare i movimenti normali, dovrete seguire fedelmente il programma di esercizi prescritti dal vostro medico.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico – chirurgia spalla o Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia, Ecografia, Risonanza Magnetica, TAC
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Idrokinesiterapia, Onde d’Urto focali
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Agosto 16, 2017

Nel corpo umano il polso è un’articolazione dell’arto superiore compresa fra la mano e l’avambraccio; si compone di otto ossa corte, denominate carpo, disposte su due file e separate da una cerniera malleabile. Le otto ossa sono: Osso scafoide; Osso semilunare; Osso piramidale; Osso pisiforme; Osso trapezio; Osso trapeziode; Osso capitato; Osso uncinato.

Il carpo si colloca fra il radio, che è l’osso dell’avambraccio, e il metacarpo che è l’insieme delle ossa che formano le dita. I movimenti fra il radio, il carpo e il metacarpo è garantito dalla presenza dei legamenti  (legamento carpale traverso e il legamento carpale dorsale) e dei tendini che uniscono le ossa ai muscoli.

Molto diffuso è il dolore al polso che può riguardare le ossa, i legamenti e i tendini collocati fra il radio ed il metacarpo. Il dolore può dipendere da diversi motivi:

Distorsioni e fratture del polso dovute a forti impatti; Neuropatie (compressioni nervose); Sindrome del tunnel radiale;

Artriti che provocano l’usura della cartilagine;

Artrite reumatoide che provoca la degenerazione delle articolazioni; Infiammazioni: dovute alla ripetizione continua di alcuni movimenti, la più frequente è la Sindrome di De Quervain.Si tratta di un’infiammazione dei tendini abduttore lungo ed estensore breve del pollice. Si presenta spesso in persone che eseguono movimnenti ripetitivi del polso:musicisti, sarte, chi usa molto il mousee la tastiera del computer o il cellulare. Il sintomo principale è il dolore alla base del pollice e lungo il dorso del pollice quando si muove.

Rottura dei tendini. Ogni patologia si distingue con un diverso livello di dolore e per altri sintomi che vanno curati con terapie specifiche.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico -chirurgo della mano ,Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia, Risonanza Magnetica, TAC, Ecografia
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Rieducazione Funzionale, Idrokinesiterapia, Onde d’urto Focali, Ozonoterapia,
  • Valutazione Funzionale: Hunova.
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Agosto 16, 2017

Il piede è una struttura anatomica fondamentale sulla quale agiscono tutti i carichi generati dal movimento corporeo. Formato da 28 ossa, numerosi muscoli e articolazioni, è un organo complesso che consente il movimento e l’adattabilità a tutte le superfici. Si distingue in: avampiede, nel quale insistono falangi e metatarsi; mesopiede, con l’osso cuboideo, tre cuneiformi e lo scafoide-tarsale; retro piede, con astragalo e calcagno.

Quanto alle articolazioni che costituiscono il sistema di connessione tra due o più segmenti ossei del piede, si distinguono in: Intertarsali (sottotale, talo-calcaneo-narvicolare e calcaneo-cuboidea); Tarso-metatarsali; Intermetatarsali; Metatarso-falangee; Interfalangee; Tibio-tarsica, detta anche “collo del piede”. Tutte le ossa del piede, quindi, presentano un rivestimento di cartilagine, elastica e nel contempo resistente e stabile, che consente lo scorrimento senza attrito delle ossa nelle articolazioni e serve da cuscinetto protettivo.

Le principali patologie del piede sono: Alluce valgo; Artrite; Artrite Gottosa; Artrite psoriasica; Artrosi; Aterosclerosi; Borsite; Cellulite Infettiva; Condroma; Diabete; Distorsione della caviglia; Embolia; Fascite plantare; Gangli (o cisti sinoviali); Gotta; Insufficienza renale; Mielopatia; Neuroma di Morton; Neuropatia diabetica; Occhio di pernice; Osteocondrosi; Piede cavo; Piede Diabetico; Piede piatto; Radicolopatia; Sacroileite; Sindrome di Marfan; Sperone calcaneare; Spina calcaneare; Spondilite anchilosante; Tallonite; Tendinite; Trombosi venosa profonda; Unghia incarnita.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico , Fisiatra, Posturologo,Podologo
  • Esami Diagnostici: Radiografia, Risonanza Magnetica, TAC, Elettromiografia, Ecografia
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Posturale, Idrokinesiterapia.
  • Valutazione Funzionale: Hunova.
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Agosto 16, 2017

Le patologie della mano sono tante, ma molto spesso vengono sottovalutate dai pazienti, che tendono a lasciar passare il tempo, sbagliando, in attesa che tutto si sistemi. Le cause di questo tipo di disturbo possono essere diverse ma nella maggior parte dei casi le malattie della mano necessitano di una pronta diagnosi per conoscere un epilogo felice.

Ecco quali sono le più comuni.

Malattia di Dupuytren: di natura fibro-proliferativa, colpisce soprattutto dopo i 40 anni, in particolare gli uomini. Se sottovalutata, può rivelarsi invalidante perché può portare alla flessione progressiva di una o più dita e a un’impossibilità di utilizzare la mano anche per i movimenti più semplici. E’ purtroppo uno dei disturbi più comuni ma in pochissimi lo conoscono.

Artrosi: tra le malattie della mano più comuni c’è anche l’artrosi, che comporta dolore e soprattutto la perdita progressiva della forza. Non si riesce più a stringere tra le dita un oggetto, oppure si fa fatica ad afferrare al volo una qualsiasi cosa. Per rallentare la malattia è assolutamente fondamentale una pronta diagnosi.

Dito a scatto: detto anche tenosinovite stenosante. Si tratta di un disturbo che porta una delle dita della mano a rimanere bloccata in posizione piegata. Il dito torna poi in posizione all’improvviso con uno scatto, quasi come si trattasse di un grilletto. La causa è spesso da ritrovare nel restringimento della membrana che circonda il tendine del dito colpito. E’ una della malattie più comuni relative alla mano che, se sottovalutata, può peggiorare in breve tempo.

Tunnel carpale: si tratta di una malattia nervosa periferica che comporta in chi ne soffre dolore e intorpidimento nelle dita e nell’intera mano. Il tunnel carpale colpisce maggiormente le donne e in generale le persone che, per lavoro magari, hanno nel tempo sollecitato molto le mani. Nella maggior parte dei casi questa sindrome è bilaterale, con prevalenza della mano dominante (sinistra o destra a seconda se si è mancini o no).

Tendinite:  Comportano dolore e fitte che fanno pensare alla puntura di un ago. Il dolore aumenta nel giro di poco tempo se non si interviene tempestivamente.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico – chirurgia mano, Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia,  Risonanza Magnetica, Ecografia, Elettromiografia
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia , Onde d’Urto focali

 

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Agosto 16, 2017

Lombalgia, dorsalgia e dorsolombalgia sono sinonimi di “mal di schiena”. Identificano un dolore che è localizzato alla zona del dorso o dei lombi.

Si parla invece di lombosciatalgia quando il dolore si irradia ad una parte o a tutta la gamba per un interessamento del nervo sciatico, di solito a causa di un’ernia del disco.

L’80% della popolazione mondiale, uomini e donne, ha nel corso della sua vita almeno due gravi episodi di mal di schiena, più o meno invalidanti. Ne soffrono circa 15 milioni di italiani.

La lombalgia si può manifestare in forme più o meno persistenti che vengono, generalmente, classificate per la durata di comparsa dei suoi sintomi più evidenti:

Lombalgia acuta (colpo della strega) – Quando la presenza del dolore non dura più di 6 settimane.

Lombalgia sub-cronica – Qualora il dolore alla schiena si manifesti per una durata fino a 12 settimane.

Lombalgia cronica – Dolore oltre le 12 settimane.

Molti sono i fattori che possono scatenare una lombalgia: innanzitutto le attività lavorative particolarmente pesanti o caratterizzate da una postura che predispone al mal di schiena, ma anche le attività sportive e, per i bambini, gli zaini scolastici, che hanno assunto ormai dimensioni e pesi sproporzionati.

Ci sono due tipi differenti di Lombalgia: quella tradizionale, che colpisce solo la colonna vertebrale, e quella che interessa anche qualche terminazione nervosa, di solito il nervo sciatico, con un conseguente dolore anche alla gamba.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico – chirurgia della colonna, Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia,  Risonanza Magnetica, TAC
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Posturale, Idrokinesiterapia, Fisiopilates, Ozonoterapia.
  • Valutazione Funzionale: Hunova.
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Agosto 16, 2017

Il gomito è l’articolazione dell’arto superiore che collega braccio e avambraccio. I movimenti che possono essere esercitati su di essa sono la flessione, l’estensione, la pronazione e la supinazione. L’articolazione del gomito è formata da diverse articolazioni singole dotate di movimenti propri: l’articolazione tra omero e ulna; l’articolazione tra omero e radio; l’articolazione tra radio e ulna.

Tra le diverse e numerose patologie che coinvolgono il gomito ci sono:

Lussazione di gomito ossia perdita dei normali rapporti tra le ossa che costituiscono questa articolazione. Dopo la spalla , il gomito è l’articolazione che si lussa più spesso, sprattutto nei bambini. La più frequente è la lussazione posteriore (di radio e ulna rispetto all’omero) e si manifesta con dolore intenso, deformazione dell’articolazione osservabile “ a occhio”, rigidità dell’avambraccio, gomito edematoso.

Epicondillitemeglio conosciuta come gomito del tennista: quando si è di fronte ad un’infiammazione dell’epicondilo laterale del gomito. Si tratta di una sindrome dolorosa dovuta ad una degenerazione del tendine e/o ad un sovraccarico funzionale dei muscoli epicondiloidei.

Epitrocleitepiù comunemente conosciuta come gomito del golfista, è una sindrome dolorosa dovuta generalmente ad un sovraccarico funzionale e/o degenerazione tendinea dei muscoli epitrocleari.

Borsiti del gomito: è una condizione patologica infiammatoria che si sviluppa a carico dell’articolazione e che comporta un aumento del liquido contenuto all’interno della struttura. Questo liquido è detto “sinoviale”. Le borsiti più frequenti sono quella olecranica, che interessa la parte posteriore del gomito, e quella bicipitale. La funzione delle borse è quella di ridurre l’attrito tra osso e tessuti molli oppure tra piani muscolo-tendinei sovrapposti durante i movimenti.

Artropatie: si tratta di patologie reumatiche che colpiscono l’articolazione del gomito. Le più frequenti sono l’artrite reumatoide, l’artrosi primitiva (ossia non correlata ad altre patologie) e secondaria (post-traumatica).

Rigità di gomito: quando si ha una riduzione del movimento articolare (ad esempio in caso di Anchillosi).

Fratture: come la frattura del capitello radiale, frattura dell’olecrano, della coronoide, dell’estremo distale e dell’omero.

Rottura del tendine distale del tricipite brachiale oppure del tendine distale del bicipite brachiale.

Compressione del nervo ulnare: nonostante il nervo ulnare possa essere compresso in più punti, a livello del gomito la compressione del nervo nella zone del tunnel cubitale può essere responsabile di questo tipo di patologia.

Una visita ortopedica al gomito consente di identificare le cause dei problemi localizzati dal paziente a livello di questa articolazione o quantomeno elaborare un’ipotesi diagnostica da approfondire con accertamenti successivi, che saranno eventualmente prescritti dallo stesso medico ortopedico al termine della visita.
Le problematiche che possono essere individuate nel corso della visita includono: fratture, lussazioni, artropatie, borsiti, compressioni dei nervi, rotture dei tendini, anchilosi, epicondilite ed epitrocleite. Per elaborare un’ipotesi diagnostica, il medico si informerà sull’età, sul lavoro e sull’attività fisica del paziente, ponendo anche domande sulla sua storia clinica e sui sintomi con cui ha a che fare. Seguirà un esame obiettivo completo che può includere la valutazione manuale dell’articolazione e test come la flessione passiva del polso (test di Mills), l’estensione attiva contrastata del polso (test di Cotzen) e la valutazione della sensibilità del gomito alla palpazione.
Al termine della visita potrebbero essere prescritte indagini strumentali come radiografia, Tac o risonanza magnetica.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico – chirurgia gomito ,Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia,  Risonanza Magnetica, TAC
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Onde d’Urto focali, Ozonoterapia,Rieducazione Funzionale, Potenziamento muscolare
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Agosto 16, 2017

L’articolazione del ginocchio è tra le più complesse dello scheletro umano. Si tratta di quell’articolazione che unisce la coscia e la gamba, le quali, insieme al piede, compongono l’arto inferiore. L’incavo posteriore è chiamato cavità poplitea. Di questa regione anatomica fanno parte sia l’articolazione sia le parti molli ovvero i muscoli, i tessuti connettivi, i vasi sanguigni, i nervi e la cute.  I movimenti principali che gli sono attribuiti sono fondamentalmente due: quello di flessione-estensione; quello di rotazione interna-esterna.

Il ginocchio si compone di una struttura ossea a cui prendono parte: il femore (coscia) e la tibia (gamba). Anteriormente, partecipa all’articolazione anche la rotula, un osso che ha la funzione di proteggere il ginocchio e di facilitare l’azione del muscolo quadricipite durante l’estensione della gamba. Esiste poi un quarto osso: il perone, che si trova lateralmente alla tibia ed è sottile. A completare l’articolazione c’è la cartilagine, che riveste tutte le superfici articolari e a cui si deve la possibilità di compiere certi movimenti con semplicità. L’articolazione del ginocchio è caratterizzata da una notevole mobilità, requisito fondamentale per l’esecuzione del movimento della corsa e per mantenere un appoggio sicuro dei piedi su ogni tipo di superficie, ma allo stesso tempo da una notevole stabilità.

La funzione di stabilizzazione del ginocchio viene garantita dalla presenza di quattro legamenti: i legamenti collaterali (mediale e laterale) e i legamenti crociati (anteriore e posteriore). Un’ulteriore protezione da traumi ed usura deriva dalla presenza di due menischi, uno mediale e uno laterale.

Le principali patologie del ginocchio sono: Artrosi; Artrite reumatoide; Necrosi vascolare; Condropatia rotulea; Morbo di Osgood-Schlatter; Strabismo rotuleo; Tendinite del quadricipite; Tendinite del rotuleo; Tendinite del popliteo; Sindrome della bandelletta ileo tibiale; Meniscopatie; Borsiti del ginocchio; Condrosarcomi; Condromi; Lesioni ai legamenti crociati.

Numerose di queste condizioni patologiche sono causate dall’usura cartilaginea, che può essere più o meno grave. Nei soggetti di sesso maschile, le patologie relative al ginocchio sono di solito legate a problematiche di tipo traumatico o degenerativo dovute ad attività fisiche pesanti (ginocchio del corridore). Tra le patologie più comuni esistono anche: Ginocchio Valgo: quando esiste una deformità caratterizzata dal fatto che coscia e gamba, frontalmente, appaiono deviate in modo tale da formare un angolo ottuso aperto lateralmente. Comunemente questa condizione viene definita come: “ginocchia a X”. Ginocchio Varo: fa invece riferimento a una deformità caratterizzata dal fatto che coscia e gamba, frontalmente, appaiono deviate in modo tale da formare un angolo ottuso aperto medialmente. A seconda del tipo di varismo si può avere una condizione definita a parentesi contrapposte oppure a “gambe a virgolette”.

La visita al ginocchio è condotta da uno specialista ortopedico e permette di identificare o quantomeno ipotizzare le cause di dolori, rigidità, blocchi, instabilità e difficoltà a camminare associate al ginocchio.
Fra le patologie che possono portare nell’ambulatorio di un ortopedico per una visita del ginocchio sono incluse l’artrosi, il ginocchio varo o il ginocchio valgo, disturbi alla rotula, lesioni del menisco o dei legamenti crociati, la borsite della zampa d’oca e la sindrome della benderella ileotibiale.
Al termine della visita il medico potrebbe prescrivere indagini diagnostiche di approfondimento, come tacecografie , risonanze magnetiche, valutazioni funzionali dei due arti, valutazione podologica, Test Hunova ,Postura corretta o sovracarico funzionale.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico – chirurgia ginocchio
  • Esami Diagnostici: Radiografia,  Risonanza Magnetica,Ecografia,TAC
  • Valutazione Osteopatica, Disordini Posturali
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Potenziamento muscolare, Idrokinesiterapia, Onde D’Urto
  • Test di Valutazione : Hunova/ Pedane
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Agosto 16, 2017

La caviglia è quella parte del corpo che collega la gamba e il piede e comprende l’articolazione tibio-tarsica, che è situata fra tibia e perone, e un osso del piede (astragalo). L’articolazione tibio-tarsica è a forma cilindrica, è rivestita da un tessuto connettivo (capsula articolare) e all’interno contiene la membrana sinoviale, che produce un liquido che permette alle ossa di scorrere l’una sull’altra.

Tutte le ossa della caviglia sono ricoperte dalla cartilagine per aumentare la mobilità e l’elasticità dei movimenti: rispetto a tutte le altre articolazioni del corpo, queste ossa hanno una copertura maggiore di cartilagine, perché la mobilità richiesta è maggiore in questo punto. Insieme alla cartilagine, sono presenti i legamenti che, oltre a mantenere unite le ossa e la capsula articolare, favoriscono i seguenti movimenti della caviglia: flesso-estensione o flesso-plantare: legamenti anteriori dell’articolazione tibio-tarsica diventano più lunghi mentre quelli posteriori diventano più corti; flessione sul dorso: i legamenti anteriori diventano più corti, mentre quelli posteriori diventano più lunghi. La caviglia, oltre alle ossa, alla capsula articolare, ai legamenti, è composta anche da muscoli e tendini.

La caviglia è una delle strutture del corpo umano più soggetta a sollecitazioni sia in ambito sportivo sia durante la quotidianità e perciò è molto soggetta a traumi, di lieve o grave entità, oltre che a diverse patologie. Le principali sono: osteocondrite dell’astragalo; caviglia gonfia; frattura della caviglia; distorsione alla caviglia; lesioni dei legamenti; artrosi di caviglia; lesioni della cartilagine articolare; sindrome da impingement.

I fenomeni più frequenti che interessano la caviglia sono distorsione e frattura. La distorsione si verifica quando l’articolazione della caviglia si piega o si torce in modo eccessivo. Se l’articolazione della caviglia è forzatamente portata ad andare oltre il proprio spettro di movimento, i muscoli, i legamenti e i tendini che la compongono possono subire delle lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. Le distorsioni più frequenti interessano la parte esterna della caviglia e provocano dolore e gonfiore immediati. Solitamente il dolore è localizzato davanti e sotto il malleolo peroneale, ovvero la sporgenza più bassa dell’osso laterale della gamba (perone). Queste strutture collaborano non solo al movimento, ma anche alla stabilizzazione e alla protezione; quando viene esercitata una tensione superiore alla loro “tenuta”, subiscono lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. Il movimento tipico avviene quando la punta del piede è rivolta verso il basso e la caviglia ruota bruscamente all’interno.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : Ortopedico o Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia, Ecografia, Risonanza Magnetica
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Rieducazione funzionale, Idrokinesiterapia, Onde d’urto focali manu medica.
  • Valutazione Funzionale: Hunova, Isocinetica.
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Agosto 16, 2017

L’anca è l’articolazione che sopporta il carico più elevato di tutto il corpo. Trattandosi di un’articolazione sferica, i movimenti dell’anca sono molto ampi. È coinvolta praticamente in ogni movimento del corpo. Non solo sorregge costantemente il peso normale del corpo, ma in base al tipo di movimento sostiene un carico molto superiore a quello corporeo. A causa del rapporto di leva, per esempio, una camminata lenta sottopone l’anca a tre volte il peso corporeo e una camminata veloce fino a sette volte.

L’articolazione dell’anca collega il femore (osso della coscia) all’acetabolo (alloggiamento dell’anca) nel bacino. La testa femorale, di forma sferica, si trova sulla parte superiore nel femore. È rivestita con una cartilagine liscia e ad ogni movimento scivola all’interno dell’acetabolo, anche questo rivestito con uno strato spesso di cartilagine. Una capsula articolare racchiude l’articolazione dell’anca e insieme ai muscoli, tendini e legamenti circostanti stabilizza la testa del femore nell’acetabolo quando si muove.

Il rivestimento interno della capsula articolare produce un fluido viscoso, noto come “liquido sinoviale”. Questo nutre la cartilagine articolare e ne preserva l’elasticità, mantenendo allo stesso tempo uno spazio fra le due ossa dell’articolazione. In questo modo, il movimento è fluido e indolore. La testa femorale e la cavità acetabolare sono rivestite di cartilagine.

Le patologie che interessano l’anca possono essere di vari tipi: degenerative, infiammatorie e infettive.

Le malattie degenerative.

Artrosi primarie: malattia che colpisce la superficie dell’articolazione, cioè la cartilagine, che insorge a causa del normale processo di invecchiamento.

Artrosi secondarie: quando la causa viene fatta risalire a una precedente lesione come, ad esempio, una frattura dell’articolazione, reumatismi oppure deformazioni o malformazioni dell’articolazione stessa e quindi possono interessare: malformazioni congenite (sviluppo displasico responsabile di una copertura insufficente della testa femorale che può spingersi fino alla perdita dei rapporti anatomici); post traumatiche. Postumi di epifisiolisi:  una lesione distrofica della cartilagine epifisaria femorale superiore che insorge di solito nell’ adolescenza e conduce ad una modificazione graduale o acuta tra testa e collo del femore. Postumi di osteocondrite: con fenomeni di necrosi e degenerazione ossea e cartilaginea. Impingment, o conflitto femoro-acetabolare: malattia dell’anca che deriva da una non perfetta conformazione dei capi articolari, che si urtano nell’escursione. Malattia di Paget: patologia cronica che porta a deformazione e indebolimento provocando l’insorgere di artrosi, dolori ossei, deformità e fratture.

Le malattie infiammatorie. Artrite reumatoide: poliartrite infiammatoria cronica, anchilosante e progressiva  di origine autoimmune e ad eziologia sconosciuta. Spondilartrite anchilosante (SPA): malattia infiammatoria cronica, di origine autoimmune,  che colpisce soprattutto la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache del bacino e può provocare la fusione delle articolazioni. Reumatismo psoriasico: particolare associazione di psoriasi e disturbi articolari per lo più nel quadro dell’artrite reumatoide e delle sue varietà. Artrite cronica giovanile (ACG): un’artrite cronica dell’infanzia che inizia prima dei sedici anni e può colpire anche bambini di appena 6 mesi di età: è  la più frequente malattia reumatica cronica del bambino.

Trocanterite (o entesite trocanterica): infiammazione a carico dei tendini con inserzione sul grande troantere e talvoltaanche a carico della borsa sierosa( borsite).

Le malattie infettive. Coxalgia: dolore riservato alla tubercolosi dell’anca, sempre associata ad una tubercolosi polmonare o viscerale. Artrite settica: un’infezione batterica o virale che origina un’importantissima risposta infiammatoria nello spazio articolare.

Conflitto femoro acetabolare (FAI) causa frequente di dolore all’anca nei giovani, è un contatto osseo tra le due componenti articolari (femore e acetabolo) dovuto ad un’alterazione anatomica delle stesse che provoca dolore riferito a livello inguinale o in zona più laterale dell’articolazione.

La pubalgia rappresenta una problematica molto diffusa in ambito sportivo sia a livello amatoriale, che professionistico. Il termine “pubalgia” descrive, di fatto, un sintomo o un insieme di sintomi, caratterizzati da dolore nella zona pubica, e non rappresenta di per sé una diagnosi. É considerata una patologia da “sovraccarico”.

Il dolore è il principale sintomo ed é localizzato all’inguine e/o sul pube, e/o sulla faccia interna della coscia. In principio, compare al mattino, al risveglio, e all’inizio degli esercizi fisici. Successivamente tende a scomparire con il riscaldamento. Nelle fasi più avanzate il dolore tende a farsi continuo e ad aumentare con gli scatti e i cambi bruschi di direzione.

È una patologia complessa che necessita di una buona valutazione e un esame obiettivo dettagliato in quanto la causa può risiedere a diversi livelli. Tra le più frequenti annotiamo: cause viscerali, disequilibri muscolari (retti dell’addome, adduttori e muscolatura paravertebrale), disfunzioni della colonna vertebrale, cause infiammatorie, cause traumatiche, cause neurologiche (sindromi da intrappola mento nervoso), disequilibri muscolari ecc.

Percorso Terapeutico :

  • Visita Medica : ortopedico-chirurgia anca, Fisiatra
  • Esami Diagnostici: Radiografia, Risonanza Magnetica, TAC
  • Valutazione Osteopatica
  • Terapie consigliate: Kinesiterapia, Tecarterapia, Posturale, Idrokinesiterapia.
  • Valutazione Funzionale: Hunova.
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